Terzo esperimento di traduzione – Marziale 12,7

Un altro esperimento di traduzione. Stavolta attingo a Marco Valerio Marziale (noto epigrammista latino vissuto nel I secolo d.C. e morto agli inizi del II). Ho scelto un epigramma a mio avviso molto divertente (a tratti quasi imbarazzante), che irride la pietas del povero ‘cliente’ Etone. Un episodio che l’autore – come al suo solito – presenta esaltandone gli aspetti comico-satirici, con uno spaccato di vita della Roma imperiale decisamente realistico. Multis dum precibus Iovem salutat Stans summos resupinus usque in ungues Aethon in Capitolio pepedit. Riserunt homines, sed ipse divom Offensus genitor, trinoctiali Adfecit domicenio clientem. Post hoc flagitium…

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Jo vécchio, jo varzitto e l’asenétta

          Rielaborazione dialettale di un’antica fiaba persiana ‘Na ‘ota, ‘no vécchio che abbitéa a ‘no paesìtto e se lla passéa male, ‘oléste ji’ a vénne ‘no póco de cacio alla città pe’ fa’ càe ssórdo. Siccome però tocchéa ji co’ ‘n’asenétta e la via era lónga, decidéste de portàrese puri jo nepóte, ‘no varzìtto de sett’ ott’ anni, coscì tenéa la combagnìa durante jo viàjo. Jo vécchio, allora, facéste sàlle jo varzitto ‘ncima all’asenétta e, reggènne la capézza, se ‘ncamminéste a ppète. Mo’, cómme arrivìstoro ajo primo paéso, jo vécchio sentéste dìce dalla ggènte: – Aocchiéte…

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Questo “benedetto” latinorum

La celebrazione delle primissime liturgie cristiane, ancora destrutturate e quasi esclusivamente incentrate sul rito dell’eucaristia, inizialmente veniva svolta nella lingua parlata nella Galilea dell’epoca, ovvero in un aramaico intriso di termini ebraici. Se è vero però che questo fu l’idioma di una iniziale propagazione del Cristianesimo, è altrettanto vero che nel corso dei secoli esso non contribuì ad una diffusione universale della nuova dottrina. E ciò, ovviamente, anche per motivi ideologico-propagandistici. È noto infatti che a veicolare in Oriente la fede cristiana nei primi secoli fu soprattutto la lingua greca, quella della koiné in cui è stato scritto – per…

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Scripta manent

L’inaugurazione tenutasi lo scorso anno relativa al restauro della chiesa di S. Lorenzo ha indubbiamente riscosso un grande successo. L’eccezionalità dell’evento, infatti, ha doverosamente attirato la presenza di autorità sia laiche sia religiose, nonché – ma è scontato dirlo – di gran parte della popolazione, giustamente esaltata e spontaneamente felice nel vedere rimessa a nuovo la chiesa dedicata al patrono del proprio paese. Già, perché da molto tempo l’edificio – che, lo voglio ricordare, nasce a Corcumello come luogo di culto non destinato al pubblico, ma soltanto alle celebrazioni private della famiglia Vetoli – giaceva in uno stato di quasi abbandono. Così, in parte per…

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Le forme “antiche” nell’attualità del dialetto di Corcumello

Ad integrazione delle questioni emerse su Facebook di Alessandro Boccia e Nando Molinari. La domanda se esista oggi un dialetto corcumellano antico fa pensare che il problema sia squisitamente formale e che sia generato dall’avverbio ‘oggi’. Già, perché è il concetto di lingua in senso lato – e se si vuole anche quello di dialetto – che fa difficoltà a definirsi. E’ ovvio che l’idioma corcumellano “di oggi” non può di per sé essere antico se è parlato in questo momento. Se è così, però, a rigor di logica – o meglio, per far piacere ad Alessandro Boccia, direi “ontologicamente”…

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L’origine del termine “Secoroncìcola”

In risposta a Francesco Eligi e Nando Molinari (da facebook): Francesco ha chiesto di fare luce su uno dei termini più difficili da spiegare del dialetto corcumellano. Credo in tutta onestà che dirlo su un ambiente come Facebook per me possa risultare un po’ fuori luogo, sia perché non sono abituato ad usarlo, sia perché l’argomentazione del discorso pretenderebbe pagine e pagine di spiegazioni, anziché poche righe contorte. A tal proposito, anche per non ammorbare quegli iscritti al gruppo che non vogliono sorbirsi la solfa della spiegazione – tuttavia necessaria – ho deciso di rispondere su questo spazio. Ci tengo…

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