Corcumello e il mare

Simbolica foto della metà degli anni ’60 che mi ha colpito molto, perché presenta una scena a dir poco surreale, quasi onirica: montanari (corcumellani in gita) a ridosso di un’imbarcazione ormeggiata nel golfo di Napoli.  E pensare che anche tra quei partecipanti, a quell’epoca, ci poteva essere chi non aveva ancora mai visto il mare… Fino alla metà degli anni ’50 per i corcumellani il mare evocava senza dubbio una dimensione aliena, un contesto geografico estraneo oltre che remoto.  Per un villaggio a vocazione agricolo-armentizia, abituato a vedersi circondato da montagne, abitato da una popolazione per lo più stanziale con un’economia…

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Palmo, canna e coppa: unità di misura agrarie in un catasto del 1753

Interessanti informazioni relative ad antiche unità di misura sono contenute in una delle pagine che compongono un catasto di Corcumello datato al 1753 (Archivio Storico Comunale di Tagliacozzo, cat. V, cl. 6, v.18), dedicato a Carlo III Borbone (forse l’unico Borbone “illuminato”), redatto da Filippo Masci di Corcumello e convalidato dal notaio Antonio Martini di Scurcola Marsicana. Il catasto presenta un certo pregio artistico, perché Filippo Masci esorna le pagine con disegni di buona fattura, con sonetti e proverbi relativi alle attività agricole, composti sia nell’italiano dell’epoca sia in latino, e ispirati soprattutto al concetto aristotelico di arte che imita la…

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Scripta manent

L’inaugurazione tenutasi lo scorso anno relativa al restauro della chiesa di S. Lorenzo ha indubbiamente riscosso un grande successo. L’eccezionalità dell’evento, infatti, ha doverosamente attirato la presenza di autorità sia laiche sia religiose, nonché – ma è scontato dirlo – di gran parte della popolazione, giustamente esaltata e spontaneamente felice nel vedere rimessa a nuovo la chiesa dedicata al patrono del proprio paese. Già, perché da molto tempo l’edificio – che, lo voglio ricordare, nasce a Corcumello come luogo di culto non destinato al pubblico, ma soltanto alle celebrazioni private della famiglia Vetoli – giaceva in uno stato di quasi abbandono. Così, in parte per…

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“Relatione” della visita del Principe di Corcumello

Il testo viene pubblicato così come inviato dall’autore del post. Un testo a quanto pare di letteratura “goliardica” – in particolare, questa versione appare “fortemente” rimaneggiata per fini umoristici – nato dall’interesse dei circoli artistici della Roma di fine Ottocento, impegnati tra le altre cose in rievocazioni ed elaborazioni storiche di mascherate carnevalesche, come la “Relatione di tutto l’occorso nella visita fatta da Sua Signoria Illustrissima Messere il Principe  di Corcumello e  Boccadoro ai suoi alti, bassi & mezzani Possedimenti“. Roma 1880. Gonnella Baruch, Relatione del Principe di Corcumello ai suoi dominii, Roma 1880 (tip. Forzani)

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Amarcord

Pubblico una foto scattata una ventina di anni fa (’96) in un Collamico ancora morfologicamente poco definito, a casa di Massimo, in quel momento oltremodo irrequieto perché reso infermo da una frattura capitatagli alla gamba destra. Tre amici e tre diverse personalità. Gino, da sotto il tavolo, cerca di infastidirlo, come si fa tra ragazzi, insultandolo amichevolmente e cercando di farlo urlare a forza di pizzicate. Ed io che lì per lì mi vergogno un po’, perché la cosa non era stata annunciata: non avevamo avvisato nessuno dei familiari che saremmo scesi da Corcumello per andarlo a trovare. Ma a Corcumello si…

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Schizzo, Scarzella e il sole che balla

Come fosse nata e diffusasi nei secoli a Corcumello quella storia o leggenda, come la si voglia chiamare, del sole che il giorno di San Giovanni Battista, 24 giugno, appena sorto all’alba si metta a danzare come un ballerino nel cielo, Dio solo lo sa. Nessuno ad oggi è in grado di ricordare. Nemmeno quel brav’uomo di Scarzella, che si era vantato di aver assistito anni prima al grandioso fenomeno. Nemmeno lui poi era in grado di spiegare che cosa c’entrasse Giovanni Battista con il sole che si dà alla danza. Giovanni predicava e battezzava nelle acque del fiume Giordano…

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L’Imele

L’IMELE! Che cos’è Imele? Per chi non è del posto l’Imele è il fiume Imele. Più semplicemente è: “Jo fiumo”. Un fiume caro a chi lo ha vissuto e lo vive! Piccolo fiume. Tuttavia  ha visto e racconta, oltre la vita di tutti i giorni degli abitanti dei paesi che attraversa, anche grandi eventi. Sgorga gorgogliando dalle viscere di Tagliacozzo, ma  la sua via inizia prima. Nelle montagne del gruppo Midia  o in quelle di Verrecchie, paese e luoghi alla periferia della provincia de L’Aquila e della Marsica. L’Imele, secondo qualche storico,  segnava il confine fra gli Equi, riva nord e i Marsi, sponda sud.I…

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Evviva San Lorenzo!

La mietitura del grano era terminata e anche tutte le spighe erano state raccolte.   Ci si dedicava alla trebbiatura, accompagnata dalle immancabili dispute su chi avesse la precedenza, in un terreno nei pressi del paese adattato ad aia, vicino Collamico, o alle “oleca” o all’ara dejo Carpenito, o dejo Tricagno, o in altro luogo facilmente raggiungibile con le trebbie azionate dagli assordanti scoppi del trattore Landini. Appena trebbiato ognuno riponeva i bianchi sacchi di grano nella propria casa accarezzandoli con lo sguardo, perché rappresentavano buona parte della vita dell’anno avvenire e il compenso e l’orgoglio per le fatiche del…

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Seguito di “Le fémmone pe’ lla via”

Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale. Passa Nannina co’ ‘n’appanaturo ‘n capo. Rosina : da ‘ddó ne ve’ Nannì? Nannina : e.. che  ‘on lo vìdi? Marietta : eh… se véte sùbbito,… mo’ ci magnemo puri càe ciammellitto…Nannì pecché sta’ a preparà? Nannina : Addomà faccio cinquant’anni e tutte quéle cianchemóscie de cognàteme vôo fa’ ‘no renfrisco che ‘nfernisce mai pe’ ffa’ arruzza’ tutto jo Casarino. Rosina : Nannì… so ‘ntrasentìto caeccósa,… ma che ha succéso a jo furno? Nannina : saccio i’…è stato n’attimo, namentre (sic) stèmmo a caccia’ le pagnotte, Amalia de Zappacórta e Assunta la nasòna se so’ pijate pe’…

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Le fémmone pe’ lla via

Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale Personaggi: Rosina, Mariuccia, Marietta, Sofia, Nicolina, Nannina, Rosinella Rosina: zitta Mariu’…famme ascìte a sta scaletta, me fao male le còsse. Mariuccia: e che si stata a ffa’? Rosina: sarrào stati i peti ‘mbussi, l’atra sera stéa a lava’ i scenneratùri e a resciacqua’ le linzióla alla fontana. (Intanto passa Marietta) Rosina: ammàppate (sic) Marie’…pe ddu’ jummelle de farina de turco, fino a mo’ si stata alla mola? Ma che… ci stéa tanta ggente? Marietta:  ‘n te ci mette puri tu! Quela ciuétta de Giuannèlla s’è messa a ciuettà co’ quio gobbo de jo…

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Corcumello e i suoni per gli animali domestici

Da un mio post su facebook Inutile ricordare che ogni lingua codifica attraverso il proprio sistema fonetico i versi degli animali: se per un italiano il gatto solitamente fa “miao”, per un inglese fa “meeow”, per un tedesco “miau” e per un francese “miaou”, etc… (chi è interessato può consultare questo accurato studio dell’Università di Adelaide). A Corcumello? Ebbene per un corcumellano un gatto fa “gnàu” (che a volte oscilla, con altro accento, in “gnaù”). O almeno così mi è sembrato di intendere nella maggior parte dei casi. Soprattutto, in ogni società a base contadina – come quella corcumellana – si sviluppa una sorta di…

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Reloaded

Questa foto era già stata pubblicata diversi anni fa (quando non esisteva Facebook): ora ho deciso di riesumarla e di riproporla, perché manifesta chiaramente tutta la vitalità che Corcumello aveva nei primissimi anni del ‘900. Lo scatto dovrebbe essere avvenuto proprio nello spazio al di sotto della chiesa di S. Nicola (ai piedi della scalinata più corta): si tratta dejo scarparo Matte’ (il “ciabattino” Matteo – l’uomo seduto sulla destra con il grembiule da lavoro).

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