La banda di Corcumello del 1986

Era l’estate del 1986 e posso dire che per me, che mi ero formato in una banda musicale romana composta da una cinquantina di elementi, ben assortita e molto professionale nelle proprie performance, l’incontro con la banda di Corcumello fu un amorevole trauma. Durante l’inverno, infatti, a Roma avevo avuto un maestro severo, molto attento alla cura dell’esecuzione e assai scrupoloso nella resa delle espressioni e delle intensità sonore segnate nella partitura. Quando eravamo in pausa, ad esempio, il suo rigore filologico non ci permetteva nemmeno di accennare a un motivetto eseguito a orecchio. Se ci sentiva andava su tutte le furie e aggiungeva sempre: “tutto ciò che si suona lo si deve fare leggendo lo spartito”. E per certi versi aveva ragione.

In quell’estate dell’86, invece, a Corcumello le cose furono ben diverse: nella banda locale – i Lupi d’Abruzzo – vigeva infatti una sorta di ‘anarchia musicale’, che spesso si traduceva nel non rispettare lo spartito e nel produrre cadenze e fraseggi a dir poco fantasiosi. Con un furore quasi anapestico, i ritmi venivano spezzati e i tempi subivano ogni volta accelerazioni frettolose, specialmente nel momento in cui il brano stava per terminare. Quello che mi colpiva più di ogni altra cosa, comunque, era il fatto che molti arrangiassero e improvvisassero al volo, e per giunta quasi sempre nello stesso modo, come se nel corso degli anni si fosse tramandata una vulgata non scritta dei pezzi da eseguire. Ovviamente per me, inquadrato nella Banda Vincenzo Bellini di Monte Sacro, tutto questo era inammissibile; allo stesso tempo, però, la cosa mi intrigava e mi affascinava: avere la libertà di sbizzarrirsi producendo suoni di ogni tipo, senza per questo sconvolgere la natura dei brani, mi divertiva molto. Soprattutto, potevo permettermi di suonare nel più stravagante e irriverente dei modi, mandando alla malora tutto quel rigore cui ero stato abituato. Pensavo questo, ovviamente, non perché ritenevo scarse le qualità musicali che avevano distinto i Lupi d’Abruzzo: anni prima, infatti, quella di Corcumello era stata una grande banda, capace di esibire un repertorio di una certa importanza e di fare delle trasferte anche al di fuori dell’Italia. E tutto questo in primis grazie alle iniziative e all’abilità del suo maestro, Don Angelo Piacente.

Già nell’86, però, le cose erano cambiate e di molto: come succede spesso nelle bande musicali, era avvenuta la naturale diaspora dei musicanti, cui però non aveva fatto seguito un doveroso ricambio. Pertanto, nel momento in cui ebbi il piacere di entrarvi, la vecchia banda di Corcumello si era di fatto già sciolta e aveva evidentemente esaurito il suo ciclo. Fu ciò che spinse l’indefesso Don Angelo a rifondarla; dai Lupi si passò ai Lupetti d’Abruzzo: tutte nuove reclute, praticamente dei bambini, che nell’arco di pochi mesi vennero formati alla bell’e meglio, il tutto per essere pronti nei giorni delle feste corcumellane. Vi fu però un problema legato al numero degli elementi. A conti fatti i Lupetti erano troppo pochi, perché pochi iniziavano ad essere i bambini residenti a Corcumello. Così, per creare un gruppo consistente, Don Angelo si vide costretto a richiamare i veterani, cercando in pochissimi giorni di innestare il vecchio sul nuovo. Inutile dire che molti dei richiamati diedero forfait e che la stragrande maggioranza di quelli disponibili si presentò a suonare direttamente il giorno della festa, senza avere nemmeno mai provato. Qualcuno di loro, oltretutto, arrivò a confessare che per anni non aveva più ripreso lo strumento in mano. Ad ogni modo, anche se l’adesione non fu massiccia, risultò sufficiente per garantire il numero previsto dal ‘minimo sindacale’. Al netto delle qualità espresse, certamente non eccelse, l’esecuzione avvenuta il giorno della festa di S. Lorenzo del 1986 fu nel suo complesso accettabile, visti i tempi e i modi in cui si organizzarono le cose. Nuovi semi erano stati gettati: con la fusione delle due bande, infatti, prese vita un gruppo che riuscì pian piano a migliorarsi e ad affinare la propria tecnica. I nuovi Lupi d’Abruzzo – si ritornò al nome originario – ressero per almeno altri due anni, tanto che nell’estate del 1988 riuscirono a esibirsi in diverse località della Marsica, oltre che a Corcumello. Certo, occorre riconoscere che la qualità delle esecuzioni non raggiunse mai livelli elevati. Tuttavia, a distanza di tempo, mi sento di dire che l’esperienza trascorsa nell’86 con la banda di Corcumello fu per me assai formativa e rese quell’estate una delle più divertenti che abbia mai trascorso.

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