Un documento dimenticato

Ho postato questo pezzo su facebook, ma penso che il suo luogo giusto sia sul sito di Corcumello: “Corcumello Village”, sul quale lo ripropongo, con qualche precisazione, nella speranza che sia di utilità al nostro paese.

Corcumello, pur essendo un piccolo paese, ha molti reperti storici e culturali rappresentati da opere murarie, sculture, scritte su pietra e altro. Una scritta mi ha sempre incuriosito, forse perché l’avevo e l’ho ancora sotto mano, per così dire, ma anche perché non mi risulta che sia stata mai citata. Una scritta dimenticata quella scolpita sull’architrave di una porta secondaria che presumibilmente nei tempi andati dava accesso alla chiesa come quella principale, ma da un piano inferiore e che confina con l’ex pagliaio di Richella, nascosta dal muro che costeggia la strada. E’ una porta purtroppo non solo del tutto dimenticata ma anche malridotta, che avrebbe bisogno di qualche attenzione in più da parte di chi di dovere. Non so cosa si celi ora dietro quella porta. Quando ero un ragazzo ricordo che c’era rigogliosa vegetazione di ortiche, rovi, sambuchi e calcinacci del pavimento della chiesa crollato. Decifrare la scritta mi ha creato qualche problema di ricostruzione dei caratteri e di interpretazione, essendo alcune parti consumate dal tempo e dalle intemperie. Al centro è annerita forse da qualche incendio e spezzata per tutto il suo spessore ed è un miracolo che ancora resista come testimone di uno scorcio di vita passata o più precisamente di un atto finale della vita di una persona. Difatti la porta dava accesso probabilmente a una tomba o a una cappella funeraria, dedicata da un figlio devoto e rispettoso a sua madre. Nonostante la difficoltà di ricostruire alcune lettere, mi pare di poter dire con una certa sicurezza che la scritta in latino recita: “hoc opus fecit fieri do(mi)nus Iaco (o Iacob? La lettera “b” non risulta, almeno ai miei occhi) Antoniucii de Cucumello pro anima matris ei”, che in un primo momento avevo letto “matrisci” , (avevo scambiato le “e” per la “c”) ma che naturalmente non mi diceva nulla. Il dubbio che il nome sia Iaco(b) invece di Iaco mi viene dal fatto che la pietra usata per scrivere non ha più spazio per altre lettere e lo scalpellino è stato costretto ad accorciare. Forse è una valutazione semplicistica ma non ne vedo altre, sia perché dalle nostre parti non si è mai sentito parlare di un Jaco, che sembra richiamare Jago del “Moro di Venezia” di Shackespeare, sia perché nella riga sotto ho letto, dopo una “illuminazione”: “matris ei”, dove “ei”, pronome personale, dativo della terza declinazione latina, tradotto letteralmente vuol dire: “a lui”, cioè: “madre a lui”, che per noi suona un po’ male, invece di usare il più naturale genitivo: “eius”, “di lui” (che però era troppo lungo), cioè: “madre di lui”, o detto meno letteralmente: “sua madre”. Scrivo ciò non per fare sfoggio di sapere, ma solo per spiegare come sono riuscito a decifrare una parola che per un certo lasso di tempo non era funzionale al significato della scritta.  La terza riga della scritta, che occupa solo la parte centrale, riporta la data del lavoro e dovrebbe essere 1493 e non 1453, stante la presenza di un segno che mi pare causato dal tempo e dalle intemperie. Per concludere questa chiacchierata, traduco la scritta per chi è completamente digiuno di latino, nel modo più letterale possibile anche se è in un latino abbastanza comprensibile a tutti: “Quest’opera ordinò che fosse fatta il signor Iaco (o Iacopo) Antoniucci di Corcumello in favore (in memoria) dell’anima di sua madre”. Con ciò un caro saluto a tutti gli amici, ricordando che questa è la mia interpretazione e traduzione. Qualora ci fossero approfondimenti sarebbero bene accolti per un costruttivo confronto.

Curcuma (Ettore Ruggeri)


Accolgo con entusiasmo l’articolo di Ettore Ruggeri e aggiungerei quanto ritenuto da me già qualche anno fa in merito a tale iscrizione, riconoscendo tuttavia ad Ettore il “patrocinio” della notizia, la quale, in effetti, sembra essere stata ignorata dagli studi compiuti e pubblicati su Corcumello nel corso degli anni. Come lui ricordava, l’iscrizione si trova incisa su un architrave di una piccola porta esterna secondaria della chiesa di S. Antonio, posta ad un livello più basso rispetto alla pavimentazione. La si può trovare esattamente sulla parete destra dell’edificio guardando frontalmente il portale dell’entrata principale.

Per completezza aggiungo delle foto scattate da me nel 2011.

 

IMG_0816 - Versione 2

 

HOC OPUS FECIT [- – – ?] FIERI DO(MI)NUS IACO[BUS]

ANTONIUCII DE CUCUMELLO PRO ANIMA MATRIS CI[…]

1493

 

QUESTA OPERA FECE [- – – ?] REALIZZARE IL SIGNORE IACO[BO]

ANTONIUCCI DI CORCUMELLO PER L’ANIMA DELLA MADRE CI[…]

1493

 

IMG_0816

 

Vanno comunque fatte delle considerazioni.

Al momento si tratta dell’unica attestazione epigrafica del toponimo relativo a Corcumello che si conosca.

L’iscrizione è evidentemente mutila nella parte destra e, pertanto, è molto probabile che l’architrave non sia integro. Se è così, la pietra potrebbe essere stata riadattata e dunque non essere l’architrave originale della porta o, quanto meno, aver subito un taglio nella parte destra per un errore di misurazione al momento della sua collocazione. Colpisce molto lo spazio vuoto della prima riga tra le parole FECIT e FIERI, forse per l’inserimento di una decorazione o di uno stemma poi caduti, oppure per un intervento di erasione.

Diversamente da quanto supposto da Ettore Ruggeri, pur potendo leggersi EI[…] nella parte finale del secondo rigo, non credo si possa disivoltamente ipotizzare l’integrazione di un EIUS (= ita “di quello”, “di lui”) riferibile al soggetto logico: in tal caso ci dovremmo attendere piuttosto un SUAE, ovvero un possessivo verosimilmente riferito al soggetto della frase IACO[BUS] e concordato al genitivo con MATRIS. Anche se non ci troviamo di fronte al latino classico, un EIUS verrebbe inevitabilmente a riferirsi ad un elemento terzo non menzionato nel testo, per quanto non sia rara in questo periodo l’incertezza nell’utilizzo tra pronome e aggettivo. Nulla ad ogni modo esclude che la porzione di testo avvertibile come EI[…] possa anche leggersi CI[…] o, stando al disegno e al cursus della grafia, addirittura come EM[…] o EN[…].

Il riferimento al 1493 starebbe ad indicare che già alla fine del XV sec. il toponimo che indica Corcumello può aver subito delle alterazioni: se lo si confronta con le forme dei secc. XII-XIII testimoniate dalla documentazione normanno-sveva (il cosiddetto Catalogus Baronum) e da quella papale (la “famigerata” nonché dubbia Bulla emessa da Clemente III nel 1188), si riscontra che il toponimo attestato su questa iscrizione presenta già un’alterazione formale (caduta della liquida rotata -R-). Non va scartata l’ipotesi tuttavia – sebbene poco probabile, visto l’utilizzo di un latino sostanzialmente corretto – che la forma “CUCUMELLO” qui presente possa essere dovuta all’imperizia o all’estraneità rispetto al luogo del lapicida.

Con buona probabilità l’iscrizione appartiene alla fase iniziale dell’edificio. La struttura infatti viene verosimilmente costruita da monaci ospedalieri dell’Ordine Costantiniano. Quest’ordine, la cui nascita viene fatta risalire alla famosa battaglia di Ponte Milvio vinta dall’imperatore Costantino I contro Massenzio nel 312,  viene “riformato” nell’ambiente bizantino dei Comneni nel XII sec., ma sembra essersi diffuso in Italia solo dopo il 1453 (presa di Costantinopoli da parte degli Ottomani).

Alessandro

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