Assum est. Versa et Manduca!

Assum est, inquit, Versa et Manduca (Ambr. De Off. 1, 41, 207).

Il 10 agosto del 258 d.C. veniva condannato a morte il diacono Lorenzo, che curava la parte amministrativa del Papa di allora, Sisto II. La condanna venne comminata dal Prefetto Cornelio Secolare, per volontà dell’imperatore Valeriano, il quale, a causa di difficoltà economiche sopraggiunte durante il suo pontificato, ordinò di requisire, oltre agli immobili, anche tutti i beni mobili della Chiesa. Lorenzo, però, all’atto della consegna, presentò al prefetto tutti quelli che egli considerava beni “mobili” della Chiesa: i poveri, i malati, le fanciulle, etc. Il prefetto si sentì beffato e condannò Lorenzo a morte.

Pur riferendo di una “graticola” (inpositus super craticulam), la notizia di Ambrogio rimane ad oggi piuttosto controversa, soprattutto se confrontata con le altre fonti relative ai metodi persecutòri attuati al tempo dell’imperatore Valeriano. Il dato, peraltro, sembra basarsi su testimonianze esclusivamente orali e si colloca pertanto tra il leggendario e il tópos agiografico. Ciò non consente di ritenere certo nemmeno l’utilizzo del fuoco nella pena toccata all’arcidiacono Lorenzo, che nel bel mezzo del supplizio pare abbia esclamato: Assum est… Versa et manduca! (“È cotto… Rigira e Mangia”).

 

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