Jo vécchio, jo varzitto e l’asenétta

          Rielaborazione dialettale di un’antica fiaba persiana ‘Na ‘ota, ‘no vécchio che abbitéa a ‘no paesìtto e se lla passéa male, ‘oléste ji’ a vénne ‘no póco de cacio alla città pe’ fa’ càe ssórdo. Siccome però tocchéa ji co’ ‘n’asenétta e la via era lónga, decidéste de portàrese puri jo nepóte, ‘no varzìtto de sett’ ott’ anni, coscì tenéa la combagnìa durante jo viàjo. Jo vécchio, allora, facéste sàlle jo varzitto ‘ncima all’asenétta e, reggènne la capézza, se ‘ncamminéste a ppète. Mo’, cómme arrivìstoro ajo primo paéso, jo vécchio sentéste dìce dalla ggènte: – Aocchiéte…

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La mappa dell’Abruzzo Ulteriore di Natale Bonifacio

Un documento che rappresenta piuttosto bene il grado di conoscenza che si aveva della geografia abruzzese verso la fine del ‘500. Una stampa datata al 1587 (presso l’editore Nicolas Van Aelst) di una mappa dell’Abruzzo Ulteriore, che però sconfina chiaramente poiché riporta anche località relative a quello Citeriore, coinvolgendo, pertanto, anche la Marsica. A quanto pare, la mappa viene stampata a partire da una precedente e identica rappresentazione geografica dell’Abruzzo Ulteriore intagliata su tavola (quello che oggi chiameremmo un “plastico”), dunque realizzata a tre dimensioni. L’artista, sia della tavola sia della stampa, è un personaggio di origine croata, Natale Bonifacio…

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La “panetta” di San Nicola

La vita quotidiana di Corcumello -ma lo stesso è probabile che possa dirsi di quasi tutti i paesi a prevalente cultura pastorale e contadina- era permeata da un profondo senso di sacralità e religiosità. Sacra la vita, dono di Dio, sacra la terra, francescanamente nostra buona madre, perché  dà e  alimenta la vita. Ad essa era dedicata grande cura, dimostrata giorno dopo giorno col sudore versato dai suoi figli per lavorarla e per averne  sostentamento. Accarezzata con la zappa o penetrata con la vanga o lacerata dall’aratro, ogni contadino  sapeva come trattarla senza provocarle danni. Sacro era il pane. Era…

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Il Quarantotto (e dintorni) di Corcumello

C’è un anno che è diventato sinonimo di casino per alcuni, per altri invece inizio di nuovo ordine politico e sociale. E’ il Quarantotto. Il 1848, per la precisione, anno in cui fremiti di libertà, indipendenza e conseguenti tumulti attraversarono mezza Europa, Italia compresa. Da quell’anno infatti, nonostante tutto, gli italiani, per restare a noi, o quelli che, secondo le aspettative dei padri della patria, erano candidati a diventare tali, incominciarono a parlare con più insistenza dell’Italia unita, sognando e progettando una patria comune per tutti gli abitanti dello stivale, “dalle Alpi al Lilibeo”, secondo il verso poetico di Manzoni, e…

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Quando repènzo…

“Con questa composizione dialettale in versi liberi e rimati, ho voluto fotografare uno spaccato di vita “corcumellana” di fine anni 50/ primi anni 60, quando io avevo appena dieci anni. Questo semplice modo di vivere ed i personaggi descritti mi sono rimasti sempre nella memoria, ma soprattutto nel cuore. . . chi sa forse anche a quanti di voi..” Lillóno QUANDO REPÈNZO… Era più notte che jorno, quando, ‘na sera de Luglio, tra ‘na canzone e n’atra deglio Chiochiaro. . . alla Spiazzetta pe’ avvisa’ la gente, se sentéa zi’ Pietro jetta’ jo banno pe’ ‘na cósa urgente! Cógli cotturigli…

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La Trebbiatura

Giseppe co’ jo sarrìcchio ‘n mano asciso alla bocchetta della trebbia tajéa sverto i manóppi dello rano. Se comenzéa cétto, puri co lla nebbia, pe’ evità de jorno, sudóro e callo; ‘n ze smettéa manco a mesojorno, e manco se ssèra rappullato jo vallo. Carri, aseni e bbòvi, tutt’ ‘ntorno; chi revenéa dalla terra co la trajjia, chi sfascéa la casaccia, chi facéa jo metóno, chi… sudato, ammucchiéa cama e pajjia, chi rrempiéa sacchi e saccute, chi… j’arcono. Chi aspettèa jo canistro tutt’ammannito che sotto ’n’ ólemo era bej’ e servito.

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Corcumello e la geografia marsicana ai tempi del Febonio

Guardando la carta topografica della Dioecesis Marsorum (Diocesi dei Marsi) allegata alla Storia dei Marsi di Muzio Febonio (M. Febonio, Historiae Marsorum libri tres una cum eorundem Episcoporum catalogo, Neapolis 1678) si ha subito l’impressione che qualcosa non quadri. Chiunque abbia familiarità con la geografia marsicana nota che il Fucino è per così dire rovesciato e che, di conseguenza, è piuttosto difficoltoso trovare ciò che oggi in qualsiasi cartina geografica verrebbe individuato in pochi istanti. L’orientamento spaziale di chi consulta la carta della Dioecesis Marsorum, infatti, è pressoché opposto a quello standard utilizzato nelle moderne mappe. Se si prende come riferimento il lago Fucino, appare subito chiaro che le direttrici Ovest-Est e Nord-Sud…

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Il vecchio bar e… la Genesi

Non avevo mai notato l’iscrizione posta sulla porta principale di quello che una volta era il bar del nostro compianto Flavio Leone (per tutti i corcumellani Zi’ Fraviùccio). Credo che anche questo documento, così come l’altro situato nella chiesa di S. Antonio e riproposto poco tempo fa da Ettore Ruggeri, non sia stato mai recensito. Forse anche perché giace quasi occultato, tra uno stemma un po’ logoro della famiglia De Pontibus e una bella ma polverosa lampada che ricorda vagamente il gusto Liberty. Ho deciso dunque di provare a decifrarlo. Mi sembra che l’iscrizione possa essere inquadrabile nelle cosiddette capitali epigrafiche umanistiche, che si diffondono in Italia già nella prima metà del XV…

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